Curiosità. - Nave Fantasma
 

Il perchè di un nome!

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Non è difficile immaginare che i visitatori che incontrano questo sito si domandino: "Che c'entra "La nave fantasma" con un "bed and breakfast" a Portopalo di Capo Passero?" Domanda, e curiosità, più che legittime. Ecco, dunque, la spiegazione.

In primo luogo, caro visitatore, devi sapere che la Storia - quella grande, con la S maiuscola - è passata spesso da queste parti.

Uno dei primi a parlare di Portopalo - che anticamente era conosciuto come "promontorio di Pachino" - fu il grande Virgilio il quale, nel terzo libro dell'Eneide, scrisse: "I sassi alpestri rademmo di Pachino". Si riferiva al viaggio di Enea in fuga da Troia.

Se poi facciamo un salto in avanti di qualche secolo, ma restando sempre nel pieno della storia antica, veniamo a sapere che nel 58 o nel 59 Dopo Cristo approdò sulla nostra spiaggia Paolo di Tarso.

Insomma, l'elenco dei visitatori è lunghissimo. Tra il 400 e il 500, ricevemmo persino la visita dei Vandali e degli Ostrogoti. E, facendo un salto davvero lunghissimo, fin quasi ai giorni nostri, fu sulle nostre spiagge che sbarcarono nel 1943 gli americani e gli inglesi, all'inizio della lunga marcia per liberare l'Italia dal fascismo.

Bene, la Storia va sempre avanti. Non si ferma mai. Portopalo, anche se si trova nella punta estrema della Sicilia ed è il paese più a sud dell'Italia, la vive come tutto il mondo. E siamo così finalmente arrivati alla "nave fantasma".

Caro visitatore - e spero futuro ospite - tu certamente saprai che dall'inizio degli anni Novanta in Italia, e in tutta l'Europa, è cominciato una "ondata migratoria", come la chiamano i giornali, che ancora non si è fermata.

Arrivano a migliaia, specie d'estate, attraversando come Enea il Mediterraneo, da alcuni dei paesi più poveri del mondo. E siccome vengono dal sud e vanno verso il nord, di frequente approdano nelle nostre coste. Spesso questi viaggi, realizzati con barche inadeguate e vecchie - infatti le chiamano "carrette del mare" - finiscono in tragedia. Pensa, caro visitatore, che, secondo studi realizzati da università e associazioni umanitarie, negli ultimi dieci anni sono morte annegate nel tentativo di raggiungere le coste dell'Italia, della Spagna e della Grecia tra le diecimila e le ventimila persone. Una strage.

Il più grave di questi naufragi (il naufragio più grave in assoluto tra quelli avvenuti nel Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale) si verificò proprio qua davanti, a metà strada tra la nostra costa e l'isola di Malta, la notte tra il 25 e il 26 dicembre del 1996. Morirono quasi trecento immigrati provenienti dall'India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka.

Ma quella volta alla tragedia s'aggiunsero una serie di fatti straordinari, quasi incredibili, che subito fecero nascere la leggenda del "naufragio fantasma".

Così infatti, non appena se ne ebbe notizia, lo definirono i giornali italiani. "Fantasma" perché né le autorità marittime, né quelle politiche, credettero alle testimonianze dei pochi superstiti. Ipotizzarono che i loro racconti fossero stati inventati, o almeno molto esagerati, con lo scopo di ottenere attenzione e pietà. In effetti, c'era un fatto oggettivo a sostegno di quella tesi: nei giorni dopo il naufragio non fu recuperato il corpo di nemmeno una delle trecento vittime. Molto strano. Quella è infatti una zona di mare molto trafficata.

A nulla valsero le disperate suppliche dei familiari delle vittime, né le inchieste di pochi giornali ("Il manifesto" in Italia, "Le Monde" in Francia, "The Observer" in Inghilterra). E così d un certo punto - come spesso accade anche alle notizie più importanti - nessuno ne parlò più.

Ma nel 2001 - dopo quasi cinque anni di silenzio pressoché assoluto - accadde un altro fatto straordinario. Come se il destino avesse voluto porre rimedio all'indifferenza e al cinismo degli uomini.

Un pescatore di Portopalo di Capo Passero, Salvo Lupo, trovò nella sua rete da pesca, che era stata appena semidistrutta dall'impatto con un ostacolo sottomarino, un mucchio di stracci. Nel mezzo c'era un paio di jeans. Li mosse e dalle tasche caddero alcune monete e un tesserino plastificato. Era scritto in una lingua sconosciuta ma doveva trattarsi di una carta d'identità o di una tessera di riconoscimento perché c'era anche, ben conservata sotto la plastica, la foto del titolare, un ragazzo molto giovane dalla pelle scura.

Salvo Lupo subito ebbe il sospetto che il documento appartenesse a una delle vittime del naufragio del dicembre del 1996 e che l'ostacolo su cui si era impigliata la rete a strascico non fosse altro che il relitto della "nave fantasma".

A questo punto, caro visitatore, ti domanderai su cosa si fondasse quel sospetto. Abbiamo appena detto che i naufragi nel Mediterraneo sono stati centinaia, come faceva Salvo Lupo e pensare che quel documento appartenesse proprio a una delle vittime di quel naufragio?

Questo è l'aspetto più delicato e più triste di tutta la storia. Salvo Lupo ebbe quel sospetto perché sapeva, come quasi tutti i pescatori di questa zona, che nei giorni successivi al naufragio molti pescherecci trovarono dei cadaveri, a volte dentro le reti, a volte li avvistarono nel mezzo del mare. Ma nessuno denunciò né i ritrovamenti, né gli avvistamenti per il timore di dover interrompere, a causa degli interrogatori, delle pratiche burocratiche, la sua attività. Alcuni mesi prima, un altro pescatore aveva avuto una esperienza del genere. Così tutti decisero di tacere. E i cadaveri furono ributtati in mare.

Il ritrovamento casuale di quel tesserino apparve a Salvo Lupo come un messaggio del destino. Decise che era venuto il momento di chiudere per sempre quella vicenda. Prima tentò di informare del ritrovamento del documento alle autorità ma poi, visto che la cosa non fu considerata rilevante, decise di rivolgersi alla stampa.

Nel giugno del 2001 un giornalista del quotidiano "La Repubblica", Giovanni Maria Bellu, accertò che il proprietario del documento era un ragazzo srilankese di etnia tamil. Si chiamava Anpalagan Ganeshu e aveva diciassette anni. Il suo nome era nelle liste del naufragio del dicembre del 1996.

Avuta conferma del sospetto di Salvo Lupo e dell'esatta posizione del relitto, "Repubblica" noleggiò un robot sottomarino che, il 13 giugno del 2001, filmò il relitto della "nave fantasma". Scoppiò uno scandalo enorme, le immagini fecero il giro del mondo, tutti i premi Nobel italiani chiesero al governo il recupero immediato del relitto e dei corpi. Purtroppo, ancora, non è stato effettuato.

Questa è, in poche parole, la storia della "nave fantasma". Se vuoi saperne di più, hai molto materiale a disposizione: libri, film, documentari, due spettacoli teatrali. Già, ma perché chiamare così un "bed and breakfast"? Semplicemente perché il suo proprietario è proprio Salvo Lupo.

Il suo contributo decisivo alla risoluzione del mistero gli ha creato molti amici ma anche molti nemici. Da anni non fa più il pescatore. Questo "bed and breakfast" è una delle strade che ha intrapreso per affrontare, con la sua famiglia, questa nuova vita. Il nome che gli ha dato è un modo per non dimenticare.